Sognando l'Inghilterra

Con la testa e il cuore oltremanica

Una vita sognando questo momento!

“Viva viva viva l’Inghilterra/ Pace donne amore e libertà/ Viva viva viva l’Inghilterra/ Ma perché non sono nato là/ Mah chissà..”

Così cantava Claudio Baglioni e così mi cantava sempre mia mamma.

Sono sempre stata innamorata dell’Inghilterra, fin da ragazzina. Che siano stati i prati inglesi o i Take That, ancora non l’ho capito!

Avevo 15 anni quando mi sono incaponita e volevo andare in Inghilterra a studiare inglese; niente di fatto. Mia madre non mi ha lasciato partire nemmeno se mi guadagnavo i soldi del soggiorno lavorando d’estate o dopo la scuola. Una delusione! Già mi vedevo con l’uniforme (io che non ho mai portato nemmeno il grembiule, e che ho sempre ripudiato le gonne) salutare la mia famiglia inglese (dopo una grossa grassa colazione inglese) e recarmi a scuola, da sola, a piedi. Avrei varcato i cancelli di una scuola bellissima, un palazzo enorme che ispira riverenza e rispetto. Sognavo Hogwarts mentre la Rowling stava ancora scrivendo “Harry Potter e la Pietra Filosofale” (ho controllato su Wikipedia ). Avrei cambiato stanza ad ogni lezione, portando un libro e un quaderno, e non caricata di libri come in Italia! Avrei appreso tante cose, una su tutte l’inglese e il modo di vivere britannico. E invece niente, mi sono accontentata di sognare ad occhi aperti e imparare il più possibile sulla storia e cultura dei miei amati Inglesi (se siete interessati potrete leggere l’articolo LETTURE INTERESSANTI)

oise-oxfordcollege

Persino la mia passione più “Italiana” ha avuto influenze inglesi. Adoro, ripeto ADORO la Formula Uno. E secondo voi, tifo Ferrari? Manco per idea! E’ da quasi vent’anni che sono una convinta sostenitrice della Williams F1 di Ser Frank Williams con sede a Grove, Oxfordshire.

A 25 invece sono riuscita a metterci piede per la prima volta; un viaggio meraviglioso: Inghilterra, Scozia e Londra. Tutto quello che avevo sognato era lì, vivo e concreto. Le casette coi mattoncini rossi, i prati verdi e curati,  i ragazzi con l’uniforme della scuola (fissata con le uniformi!), i pub così accoglienti, la birra… sono stata a visitare la sede della Williams F1! Emozione pura! Per non parlare di Londra… mi sono innamorata appena arrivata a Piccadilly Circus! Una città così viva, avanti anni luce ma tradizionale allo stesso tempo. Per una che è abituata a Firenze, città meravigliosa ma la stessa da 500 anni a questa parte, è un bel cambiamento!! La voglia di trasferirsi si è risvegliata… mi vedevo per le strade di Londra, prendere la metro per andare a lavoro, avere una stanzetta a Camdem Town. Bellissimo! Era già tutto in testa. Peccato che mancassero il coraggio di mollare fidanzato, famiglia e lavoro…

bridget jones

A 35 anni (34 e mezzo per essere precisi, passatemi la licenza poetica), trovo la voglia ed il coraggio. Tornata in Italia dopo 7 mesi vissuti a Toronto, capisco che il Belpaese non è per me. Mollo il lavoro, abbraccio forte la mia famiglia e finalmente prendo l’aereo che mi porta nel paese che adoro. Ho cambiato suoneria alla mia sveglia quando mi sono trasferita qua: per 10 anni mi sono svegliata al suono di “God save the Queen”!!! (ritenuto non opportuno oltremanica!)

uniforme

Questa sono io, e la mia bellissima uniforme, finalmente! Non è quella di una scuola, ahimè, bensì quella del ristorante dove lavoro. Sullo sfondo potete vedere la mia stanzetta nella casa coi mattoni rossi, con una bellissima finestra sul giardino.

Adoro questo paese perché è la patria delle opportunità. Il mio viaggio è iniziato come cameriera, ma c’è sempre modo e maniera di migliorarsi, di riscoprirsi e di farcela. Se hai la voglia e la volontà di farlo. Se volete saperlo, seguite questo strampalato blog! 😉

Qual è stata la tua storia? Raccontala per mail o lascia un commento qui sotto!

 

 

 

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7 thoughts on “Con la testa e il cuore oltremanica

  1. Ciao, ma pensavo lavorassi in casa di riposo, almeno dal faccialibro mi ero fatto quest’idea!
    Io invece la stessa attrazione da piccolo ce l’avevo per i paesi Scandinavi, però all’estero prima sono andato a lavorare in una NGO a Sofia e poi a fare supporto educativo in una scuola superiore della Greater Manchester. Vista la tua attrazione non so cosa sarebbe stato meglio sai, vivendola da dentro è stato ..emotivo diciamo. Ho anche visto i difetti rispetto alla scuola italiana. Fanno più pratica e laboratori, hanno belle strutture e gli insegnano la disciplina dell’essere rispettosi con lo staff. Ma sono più indietro a livello teorico che i nostri, a quindici anni li fanno ancora disegnare, stanno a scuola quasi tutto il giorno, hanno un quaderno per materia che però rimane nell’aula, molte situazioni di bullismo e disagio, i telefoni e gli mp3 sono troppo vietati, organizzazione confusionaria delle lezioni a seconda del periodo, ecc.. Alla fine non c’è un sistema superiore, dipende dal popolo.. o dal quale si sente più portato un giovane. Magari ti sarebbe piaciuto di più, ma saresti cresciuta educata diversamente, chi lo sa…
    Comunque sono rientrato in Italia da quasi un anno :=( ciao, buona continuazione :v

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    1. Ciao Blizzard!
      In un certo senso, lavoro in una casa di riposo…
      Infatti il ristorante dove lavoro è molto popolare fra le persone di una certa età! 😉
      E sono i clienti migliori! Non hanno fretta, sono quelli più amichevoli e si interessano a me e a quello che faccio! sono carinissimi!!!!!

      Non credevo che la scuola fosse così confusionaria in Inghilterra! Devo dire che, se avessi studiato qui quando ero giovane, il mio inglese sarebbe stato migliore (è davvero difficile impararlo a modo a 30 anni suonati), sarei stata più coraggiosa e me ne sarei venuta quassù prima…

      Ma dimmi, Come ti trovi in Italia, dopo essere stato qua?

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      1. Come mi son trovato in Italia quando sono tornato? Subito mi sono sentito spaesato, quasi shockato e stentavo a riconoscere tutto quello che mi era sempre stato famigliare.
        Ma era dipeso principalmente dal coinvolgimento emotivo e personale che avevo avuto in UK, perchè dopo il ritorno dalla Bulgaria, in cui ci avevo passato lo stesso tempo, non fu così traumatico. Quindi secondo me era dipeso più dalla situazione personale, che dal paese.
        Inizialmente mi aveva fatto piacere ritornare nella mia città, rivedere gli amici più vicini, assieme a chi mi aveva cercato mentre ero via. Mi erano rimasti degli automatismi.. nella casa dove abitavo le porte si chiudevano tirando su la maniglia e per un certo periodo mi veniva sempre da farlo. Quello che mi aveva fatto trovare male era la mancanza della gentilezza che avevo trovato nei britannici, assieme alla loro sagra di thank you, cheers. Ma la cosa più fastidiosa poi era riuscire a camminare tra la gente come prima, a Manchester anche con la folla beona del weekend riuscivo a camminare dritto, nessuno ti veniva contro e c’era un gran rispetto per le distanze tra persona a persona sul marciapiede. Gli unici che in tre mesi mi sono venuti vicini tanto da farmi spostare, altrimenti mi colpivano con gli ombrelli aperti (gli unici ad usarli, LOL) erano degli orientali, ma non indiani, erano tipo filippini o bengalesi.
        Invece in Italia come mi diceva una coppia di amici che si era trasferita a Londra al tempo in cui ero su anche io, ti vengono addosso anche mentre sei fermo. Anche loro hanno recentemente subito questi tipi di shock tornando per le vacanze, perché lavorando già da un anno a Londra ormai si sono più abituati a quello stile di vita che a quello di casa.
        Poi non parliamo di come mi sono trovato nel traffico una volta che ho ripreso la macchina, là come pedone e passeggero dei bus vedevo che gli automobilisti le regole le rispettavano, anche nel dedalo labirintico del centro di Manchester, mai un colpo di clacson e una gran pazienza nei confronti coi pedoni. Qua invece lo sai com’è… se non ti tagliano la strada perché la precedenza spetta ai superuomini con la macchina più faiga non si sentono realizzati nella vita.

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      2. mi ci rispecchio completamente. sono tornata a casa qualche settimana fa, ed ero spaesata! per non parlare della guida! non mi ci ritrovo più a guidare in Italia, lo lascio fare a mia mamma o mia sorella! “troppo meglio” gli UK!

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    2. Ma tutto il contrario Blizzard!! Io studio all’uni (e ho finito le superiori) in questo paese. Direi che non c’è paragone. Lo studio appassiona non appesantisce, come in Italia. A livello teorico sono indietro??? Ma per favore, direi che è proprio meglio che non abbiano tutta quella teoria idiota che ci propinano a noi!! Per favore, dimmi ‘diritto civico’ cosa ci fa a un quarto anno di istituto tecnico con indirizzo informatico… NADA, zilch, nulla….
      La verità nuda e cruda è che il sistema italiano andrebbe distrutto alle radici, tolte tutte le cattedre dei raccomandati (quelli delle materie inutili, che ci vengono propinate al solo scopo di mettere a sedere un prof con gli agganci), e poi rifatto da capo. Vedrai quanta ‘teoria’ in meno ci sarebbe.
      Nel campo archeologico/storico le teorie di geografia ambientale ci si mettono dove non batte il sole quando stai a 5 gradi fuori e con la pioggia che ti batte addosso e devi scavare per 8 ore….
      Per non parlare dei testi sulla storia romana che nemmeno posso usare per i temi universitari perchè sono tutti politici e ‘distorti’ (vedessi che bella roba scrivevano su Augusto gli storici sotto il fascismo…..).
      Non capisco perchè i telefoni non dovrebbero essere vietati, sono persino vietati in alcuni ambienti lavorativi e lo trovo giusto così.

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      1. Ecco. Abbiamo qui un esempio di qualcuno cresciuto educativamente diverso xD
        Sarà stato l’incontrario nella tua di scuola, probabilmente privata o comunque in una zona ricca, o abbastanza elitaria per avere i programmi internazionali per studenti esteri. Quindi di conseguenza anche organizzata bene.
        Io lavoravo in una scuola di un sobborgo popolare di periferia che ospita 1100 studenti, molti appartenenti a famiglie con problemi. Quasi ogni giorno c’era la Polizia, spesso vedevo che con alcuni responsabili guardavano le immagini dalle telecamere, degli studenti che nei corridoi giravano col coltello. Una volta dalla sezione di musica abbiamo visto degli studenti avvicinarsi alla recinzione di confine, in una zona fuori dalle telecamere per comprare la droga dal classico spacciatore con cappuccio in testa . Sono stati immediatamente beccati dalla capa della sicurezza anti bullismo. Poi l’ordinarietà erano gli studenti che si comportavano male in classe e venivano fatti prendere per la detention, un giorno c’ero anche io ad aiutare chi andava a prenderli e non sono mai quasi stato fermo. E mentre giravamo molti li trovavamo a bighellonare per i corridoi, che è il loro modo di non andare a scuola senza giustificazione, ci vanno ma non entrano nelle aule e girano per la scuola, che è grandissima. E solitamente a fare così erano soprattutto le femmine. Due-tre di loro di cui una incinta, visto l’elevato numero di ragazze madri, giravano liberamente al di sopra di regole. Andavano anche a chiamare le amiche dalle altre classi, oppure erano sempre nell’ufficio dei responsabili anti bullismo a non fare nulla, alle richieste di accompagnare me e la mia collega italiana rispondevano che non ne avevano voglia. Poi ancora, la scuola aveva ricevuto un report molto negativo dopo un’ispezione ministeriale, quelle che decidono i finanziamenti. Dopo questo avevano cambiato tutto lo staff dirigente e io ero arrivato proprio con quello nuovo, il cui motto era Challenging, nei confronti delle situazioni difficili. Con l’ispezione seguente io ero malato, ma la collega italiana e tutto il personale straniero presente per lavori su progetto temporaneo come noi, fu spedito a casa e le studentesse balerine scortate in classe. Alla successiva ispezione rilevarono dei miglioramenti, ce le ho tutte in pdf… Poi fuori da quella scuola non so tanto, a parte di una insegnante uccisa a coltellate a Leeds poco prima che iniziassi a lavorare… Ecco io di queste cose Italia, tranne magari in alcune realtà di degrado estremo al sud, ne sento poco onestamente…
        Poi io parlavo soprattutto di organizzazione all’interno della scuola e di programmi ministeriali e del livello di studio degli studenti. Non di come vengono fatte le assunzioni degli insegnanti e le altre vergogne italiane. Se solo penso alla quantità di roba che avevo da studiare io a quindici anni… questi a quindici ho detto che li fanno ancora disegnare e in matematica sono ancora alle operazioni semplici. Ho visto lezioni di storia dove stavano l’intera ora su una vignetta, solo per spiegarla. Poi leggi bene ho scritto che per me i telefoni sono TROPPO vietati, perché lo sono completamente per tutto il tempo, non solo a lezione. Uno studente, specie se già grandicello, può avere la necessità di comunicare direttamente con la famiglia, piuttosto che le comunicazioni passino attraverso gli uffici della scuola, visto l’elevato numero di studenti.
        Le gite coi campi ho visto che li facevano, la mia scuola in Islanda e poi avevano la fattoria dove alcuni studenti selezionati si occupavano degli animali. Nelle scuole italiane sono cose più rare, però i comportamenti, la situazione, i programmi, ecc… che ho descritto prima son quelli che ho visto. Non mi pare di aver sognato xD
        Ripeto che non c’è un sistema superiore, dipende dal quale si sente più portato una persona o un popolo. Pregi e difetti sono tanti in tutti i due che ho conosciuto.

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  2. Dal tuo lunghissimo commento ho capito che hai frainteso ciò che avevo detto, bastava dare un occhio al mio sito per capire la mia estrazione sociale 😉 . E non ho mai insegnato in una scuola, sia qui che in Italia. Ho vissuto entrambi gli ambienti da studente. In Italia vivevo in un zona così povera che gli accoltellamenti e gli arresti li vedevo in strada. La mia scuola media, all’epoca era piena sia di bulli che di ragazze sui 13-14 anni incinte. Toscana anni ’70 e ’80. Se poi, da bravi italiani, vogliamo far finta che queste realtà sono solo al meridione o all’estero o nel ghetto americano, facciamo pure. Ci sono tantissimi italiani che vivono insulati (nel loro vicinato, circolo di amici, ecc.) da non vedere che certe realtà sono ovunque e esistono pure oggi in tutta Italia. Io comunque mi riferivo alle differenze tra i sistemi di insegnamento e apprendimento. Il maggior pregio di quello inglese è che incoraggia il sapere e la conoscenza a tutti i livelli, a qualsiasi età. Questa è una qualità sconosciuta in Italia perché la prima cosa che viene fatta è metterti in una categoria… “povero e oltre 30? che studi a fare, ormai sei un perdente!” Io sono forse nata con una educazione all’americana e barriere non me ne sono mai messe, né in base all’età nè al resto. Il sistema italiano non è intenzionato né a creare cultura né a incoraggiare il sapere, vogliono solo farti ‘soffrire’. Dovresti aver capito che al governo italiano le teste pensanti danno noia, forse è per quello che alcuni insegnanti hanno interesse a non far continuare gli studi a molti… E per favore, non usiamo la scusa della selettività. In Italia quasi tutti gli impieghi vanno ai raccomandati, se non lo si è il lavoro non si trova; quindi perché essere selettivi quando il risultato finale è già scontato? Hmm. Buone cose.

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