Living the dream!

Quando è davvero dura vivere all’estero

“I nonni ti vedono crescere, sapendo che ti lasceranno prima degli altri. Forse è per questo che ti amano più di tutti.” (Anonimo)

Volete sapere chi è quel bell’uomo col baffo bianco?

Tenevo a presentarvi Guido, mio nonno materno. La qualità della foto non è delle migliori, ma è la mia preferita. Selfie fatto da lui prima di guardare un Gran Premio (Formula 1) alla tv.

Punto di riferimento della nostra famiglia, uomo incrollabile, sempre pronto ad aiutarti, a fare una battuta e sempre sorridente. Sempre.

Il mio supereroe: non c’era niente che non sapesse fare. Mi ha insegnato ad andare in bicicletta, a guidare il motorino e poi la macchina. “Nonno, mi si è bucata la ruota della bici” e lui la riparava. “Nonno ho avuto un incidente in motorino” e correva in mio aiuto. La mia roccia, mi sentivo protetta al sicuro quando ero con lui.

“Nonno ho deciso. Parto di nuovo. Vado a vivere in Inghilterra.” Ci è rimasto male, ma non ha detto nulla. Gli dispiaceva, ma in fondo era orgoglioso della sua avventurosa nipotina.

Passo a trovare nonno e nonna prima di andare all’aeroporto. La nonna non finiva di dire “mi raccomando” fra un pianto e l’altro; il nonno taciturno. Lo abbraccio forte forte e gli dico; “Mi raccomando lo dico io a te! Non farmi tornare a casa di corsa!” non voleva rinunciare ad andare in bicicletta anche se ormai non ci vedeva più benissimo. “Non ti preoccupare! Pensa a te piuttosto!”

Mancavano pochi giorni a Natale (il 21 dicembre) quando arriva la chiamata più temuta in assoluto; la mia paura più profonda. “Katia torna a casa è morto il nonno Guido”. L’incredulità e il dolore… e poi una sola priorità. Tornare a casa.

Ringrazio ancora la Vueling che aveva ancora posto per il volo Londra – Firenze per quel giorno. E ringrazio il cielo ero a Londra. Se ero a Toronto non sarei mai riuscita a tornare a casa nemmeno per il funerale.

Ero come in trance. Avevo il solo obiettivo di non perdere l’aereo per tornare a casa. Marco, il mio coinquilino, mi aiuta a mettere qualcosa in valigia, mi aiuta con la prenotazione e mi da indicazioni su come arrivare a Gatwick.

Ero seduta in autobus accanto ad una signora indiana, e stavo piangendo senza ritegno. Mi batte delicatamente sulla spalla e mi tende un fazzoletto di carta dicendomi: “It’s clean”. Non mi ha chiesto cosa mi fosse successo, o criticare per l’indegno spettacolo, o giudicare. Mi ha sorriso e si è rimessa a guardare fuori dal finestrino. Un gesto di solidarietà puro e crudo. Meraviglioso. Ancora ricordo quel gesto con affetto.

Forse perché era Natale, forse perché dovevo sembrare davvero disperata, ma anche alla stazione di Gatwick ho trovato persone gentilissime. Ho usato la Oyster per prendere il treno e, non essendo più a Londra, non mi faceva uscire. Sono andata nel panico. Avevo paura di perdere l’aereo, anche se ancora mancavano due ore. Vado dagli addetti e dico loro che ho fatto un errore. Erano in tre, una donna di colore molto in carne, e due signori bianchi sulla sessantina. La signora mi abbraccia, e mi dice di non preoccuparmi che si risolve tutto, mentre gli uomini stavano già calcolando biglietto e multa. Erano un po’ allibiti, piangere perché ho sbagliato il biglietto del treno era un po’ esagerato! Poi ho spiegato loro la ragione e la signora mi abbraccia di nuovo, ancora più stretta, e i signori mi mandavo via senza pagare.

Sono sull’aereo, poche ore e sarei stata a casa. Durante il viaggio un ragazzo di Lucca mi tiene compagnia parlandomi della sua avventura in Cornovaglia: ha vissuto un mese in una fattoria aiutando i proprietari in cambio di vitto e alloggio. Almeno riesco a distrarmi per po’.

Atterriamo a Firenze. Scorgo mio cognato agli arrivi e ci abbracciamo. Finalmente a casa.

E’ in momenti come questi che ti chiedi: “Ma vale davvero la pena?” E’ in momenti come questi che ti rendi conto che la tua famiglia e i tuoi affetti sono quello che conta davvero. Ma non si può essere diversi da quello che si è. Non possiamo fingere di stare bene quando non lo siamo. Ci prendiamo in giro e basta. Col cuore sotto le scarpe ho deciso di continuare il mio percorso, di non fermarmi. Sicuramente Guido non avrebbe voluto vedermi vinta.

Non auguro nemmeno al mio peggior nemico un’esperienza del genere. Ti spacca il cuore a metà. E’ ancora più dura lasciare tutto e tutti. Hai paura che possa capitare di nuovo, che non riesci a trovare il volo per rientrare, che non fai in tempo a dire addio.

E’ un argomento che non viene toccato quando si parla di vivere all’estero o di mollare tutto e trasferirsi lontano. Ed è per questo che l’ho voluto trattare. “Non è tutto oro quello che luccica”. Le fiabe sono belle, ma dobbiamo fare i conti con la realtà che è ben diversa.

Domani sarà un anno da quel terribile giorno. Volevo ricordarlo, anche se non ce n’è di bisogno.  Lo vedo ogni mattina quando mi guardo allo specchio, negli occhi blu che lui mi ha donato.  Ciao nonno Guido, mi manchi!

Annunci

17 thoughts on “Quando è davvero dura vivere all’estero

  1. Bell’articolo e pieno di emozioni!
    Mi dispiace per tuo nonno, il mio era come un padre per me e ti capisco benissimo. E sì, lui non avrebbe voluto che rinunciassi a qualcosa che ti faceva, e ti fa, felice. Io ero un pò più lontana che Londra nel 2011, mia mamma ebbe un’emorragia cerebrale e entrò in coma 14 gg prima di Natale, dovetti partire dal nord della Scozia con neve e la paura che treni e aerei neppure sarebbero partiti o io non sarei arrivata in tempo agli aeroporti, magari poteva spirare mentre io correvo come una pazza attraverso l’UK. Quando mia mamma si riprese, in gennaio 2012, mi sollecitò a ripartire ‘vai che sto bene, lassù sei più felice’. Non stava poi tanto bene ma non avrebbe voluto vedermi rinunciare a ciò che amavo. Caso volle che il weekend dopo il mio ritorno in Scozia incontrai il mio futuro marito (che ‘conoscevo’ già online, ma mai visto di persona).

    Liked by 1 persona

  2. Deve essere stata davvero dura! Avevi anche te in testa una sola cosa: “tornare a casa”? Non riuscivo a pensare ad altro! Immagino ti saresti avventurata a piedi, se i treni non partivano! Mi ricordo all’ aeroporto mi sono costrinta a mangiare qualcosa. Ero digiuna dal giorno prima, avevo paura di sentirmi male e di perdere l’aereo. Non ho mai sentito così tanto nostalgia di casa!

    Mi piace

  3. ciao Katia,io nonno Guido non ho avuto la fortuna di conoscerlo di persona ma dai tuoi racconti tra amici me lo sono immaginato piu’ volte,,e di sicuro e’ fiero di sua nipote,come sono fiero io di avere un’amica come te,leggere questo blog e’ un vero piacere,per uno come me che legge solo tuttorally,
    (e non sono il solo vero?)ti sento cresciuta e forte,decisa ad affrontare la tua sfida.

    Liked by 1 persona

    1. Grazie Ste! Sono cresciuta tanto in questo ultimo anno. È stato un anno duro, ma non demordo! Mi manca leggere Tuttorally, e le nostre chiacchierate alla macchinetta del caffè. Dando un’occhiata alla dirimpettaia come stende i panni! 😂

      Mi piace

  4. Ti faccio le mie condoglianze e ti do un abbraccio perché ti capisco benissimo, mentre stavo lavorando in UK se n’era andata la mia ultima nonna. Si era ammalata quando stavo facendo gli ultimi preparativi ed era stata ricoverata appena prima che partissi, mentre fino a poco prima di partire era ancora in salute. Purtroppo a differenza tua, da casa mi dissero che non c’era più solo dopo qualche settimana a funerale già avvenuto. Probabilmente per proteggermi psicologicamente, visto che in quei giorni avevo dei problemi e non stavo bene di mio. Però così facendo aumentavano la mia ansia giorno dopo giorno ogni volta che mi collegavo su skype e aprivo le mail perché prima o poi me l’aspettavo. Invece mi dicevano che peggiorava ed era in coma ma in realtà se n’era già andata. Così non partecipando a quel rituale di accompagnamento che può essere il funerale, per una parte dime c’è ancora e il trauma è ancora lungi di essere risolto. Non so se sarei riuscito a tornare a casa in tempo come te, ma successe ad un’altra ragazza che conoscevo ed anche ad una delle mie migliori amiche, loro da Manchester e Londra ce la fecero.
    Il giorno che se ne andò a mia insaputa stava tornando raffreddato dal dottore, sentendomi dire che non avevo febbre e che non avevo bisogno di cure decisi di fare una passeggiata prima di tornare a casa, scoprii una bella riserva naturale vicino la scuola dove lavoravo, coi laghetti, il bosco, le paperelle e i tipici archi rialzati in mattoni della ferrovia sullo sfondo. Da allora decisi che quel parco era legato a mia nonna… e passeggiarci ascoltando The Division Bell dei Pink Floyd era il mio modo di ricordarla.
    In attesa di The Endless River, al precedente fortemente legato, quel parco nella mia testa prese il nome dell’ultimo album dei Pink Floyd in uscita a breve. E le parole che scorrevano di High Hopes, salutavano i giorni d’infanzia del cortile di una casa che non ci sarebbe stata più…

    The grass was greener
    The light was brighter
    The taste was sweeter
    The nights of wonder
    With friends surrounded
    The dawn mist glowing
    The water flowing
    The endless river
    Forever and ever…

    Liked by 1 persona

    1. grazie! sei molto caro. Adoro “high hopes” è una delle canzoni dei pink Floyd preferita! Effettivamente i tuoi hanno cercato di proteggerti, ma per te ora è peggio. Mi dispiace! mio nonno è sempre con me, soprattutto oggi che ho dovuto spendere £15.00 per farmi cambiare una lampadina alla macchina. Si starà rivoltando nella tomba! Povero Guido!

      Mi piace

  5. Mi hai commosso…io faccio la vita da emigrata da quando sono nata. Vivo a Milano ma sono nata a Napoli e quasi tutti i miei parenti sono lì. Alcuni cugini per necessità sono emigrati a loro volta, a Biella, qui a Milano, a Parigi…ma la nonna, la nonna abitava giù, e un paio di mesi fa se n’è andata…il funerale è stato fatto praticamente subito…io ho una bimba di 3 anni ed avevo una forte congiuntivite per cui non potevo muovermi e mi è dispiaciuto non poterci essere…capisco la sensazione e l’emozione…

    Liked by 1 persona

    1. cavolo! deve essere stata dura! A volte non ci si rende conto che si può essere “emigrati” anche restando nello stesso paese! Mi dispiace per quanto ti è successo. Cmq i nonni sono la migliore invenzione al mondo! un abbraccio grandissimo!!!!

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...